TRA IL PRIMO PASSO E IL PRIMO BACIO

By agosto 12, 2017Uncategorized

Esiste una distanza che drasticamente separa la giustizia di una mente superiore da quella dei ragazzi.

Una manna dal cielo non commestibile e nemmeno comprensibile, causa di scostumati mal di pancia, letali per le nostre estati.  

La mente superiore è… la scuola superiore.

La punizione divina è… nei compiti estivi.

L’estate italiana, per gli studenti, ha un che di nubilosa mestizia che non s’accorda con la freschezza delle onde e le notti stellate.

L’obbligo alla letteratura italiana estiva… ha sottomesso generazioni!

Sia chiaro: la letteratura amplifica la fantasia, accresce il nostro orizzonte cognitivo, crea le menti più aperte e i cuori più forti. Ma la nostra letteratura è autunnale, plumbea, mai estiva.

SE L’AVESSIMO RIMANDATA NOI A SETTEMBRE OGGI SAREMMO PIU’ COLTI.

La letteratura, che di per sé è libera, quando diventa coatta, è condanna con pena per un reato non commesso.

La lista dei libri “consigliati” in letteratura italiana, rientra nel sadismo, in una sleale spinta alla lacrima e alla depressione che sedano ogni passione estiva, ogni fuoco giovanile.

Ricordando a caso alcuni titoli del florilegio.

LA COSCIENZA DI ZENO: tomo “perfetto” per un adolescente in costruzione di sé.

La storia di Zeno Cosini, in conflitto con il padre, che passa il tempo a fumare l’ultima sigaretta cercando una figura materna che vorrà chiamare moglie, era incitamento eccellente ad affrontare serenamente l’autunno successivo.

Un’iniezione di smisurata fiducia verso il domani. 

Ancora: in alternativa al solito falò in spiaggia, lo studente italiano poteva accendere quel lanternino che ciascuno di noi porta in sé acceso. E in quel cerchio di luce, di là dal quale l’ombra nera, ripassare la freschissima lettura pomeridiana del Fu Mattia Pascal.

Che già la coniugazione al passato remoto faceva venire il groppo allo stomaco.

Per alcuni va peggio: proprio ieri ho visto, chino su uno scoglio, un leopardino ginnasiale costretto ai Promessi Sposi.

Tenerezza d’estate.

Pensavo che la mente superiore fosse cambiata e passata a Baricco, Mauro Corona o che ne so… Magris.

(certo qui i problemi sarebbero altri…)

Invece no I Promessi Sposi: così tra i bravi e la delusione d’amore esploderà il bullismo del ragazzo.

Poi c’erano i conclamati casi di orchite attribuibili a I Malavoglia o a Fontamara. Soverchiati tutti da un destino ineluttabile. Tutti. I personaggi, i primi spasmi amorosi e i capelli pettinati estivi. 

Io ricordo il Garofano rosso di Vittorini e con gli Occhi chiusi di Tozzi.

O gli Scritti Corsari. Questi in particolare perchè fu l’estate ribelle.

Ricordo bene poi l’estate de Il Giardino dei Finzi Contini: “qui sedevamo noi, i vivi (…) tristi e pensierosi come dei morti.” Apposto.

Fu l’estate che mi sbucciai dai gomiti agli alluci in vespa. 

Dalle pagine prendevano vita mondi in connubio tra nuova borghesia e declinante aristocrazia. E tu che in spiaggia volevi frequentare i figli di tutti… non capivi più nulla della società.

C’erano interni con cupe carte da parati in quelle letterature. Prendevano forme buie nella testa mentre si era al mare in case luminosissime. Ossimori mai pacifici. Contrasti che ti saresti portato dentro per sempre. C’erano donne frigide e inetti a vivere. Che non danno solidità ad una adolescenza in formazione. Uomini che smettevano e mai smettevano di fumare, geometri con progetti di pensiero così arzigogolati da piegare anche il più solido dei critici.

E’ avvenuta così la nostra divertente formazione letteraria.

In bilico tra il “primo passo” di un libro e il primo bacio, il decadentismo che divorava e il superomismo a cui agognare.

Noi, stretti nella morsa dei domiciliari in lettura, passavamo tra emozioni pirandelliane ed ermetismi da bagnasciuga che ci facevano osservare l’orizzonte per ore ed ore.

In fondo eravamo solo inconsapevoli seguaci del panismo: desideravamo solo confonderci e mescolarci con il Tutto e l’assoluto. Ma finchè non ci obbligarono a leggere Herman Hesse non avevamo ancora il coraggio di farlo…

(non che Hesse poi avrebbe cambiato tanto le cose…)

Leave a Reply